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Chi fa violenza contro le donne? Un mostro, uno squilibrato, un pazzo, un violentatore? Non è così: nella grande maggioranza dei casi si tratta di persone “normali”, compagni, fidanzati, mariti e conviventi. Persone che amano le “loro” donne e che quando si trasformano in violenti ed assassini si giustificano dicendo: «Ho perso il controllo!».
La denuncia e la repressione sono necessarie, ma non sono sufficienti.

Il solo pensare che in Italia, fino a poco tempo fa, esisteva il delitto d’onore, ci spiega come i comportamenti violenti verso le donne fossero – e per molti siano ancora – in qualche modo giustificati, ritenuti quasi comprensibili e comunque delitti “attenuati”, non così gravi in fondo. Perché?

Perché «l’uomo deve essere forte», e la forza è spesso confusa con la violenza. Perché l’uomo è il capofamiglia, è responsabile, deve controllare. «Chi porta i pantaloni?» «Chi porta i soldi a casa?» L’uomo ha il ruolo di assicurare l’ordine, familiare in primo luogo; l’uomo ha il dovere di mantenere il dominio, ed è quindi un suo diritto. Stiamo estremizzando, certo, ma quanti ancora pensano che se una ragazza in minigonna viene violentata, in qualche modo «se l’è cercata»? «L’uomo è cacciatore», in fondo...
La violenza deve essere combattuta rafforzando le donne e rendendo gli uomini alleati di questa guerra. La violenza è terribile per chi la subisce, ma anche per chi ne è responsabile. L’uomo è spesso dominato dalla violenza, e ne è a sua volta vittima spesso inconsapevole.

 
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